Noi, gente di teatro.

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Noi, gente di teatro.

Messaggio Da Luana il Lun Dic 26, 2011 7:01 pm

Mi è capitato spesso ultimamente di riflettere sull'arte della recitazione e sull'immenso valore del teatro. Chi costruisce un progetto per il palcoscenico è artista a sè, questa dimensione non è lontanamente paragonabile a nessuna. Il progetto che sto vivendo richiede una buona tenuta del palcoscenico, ritmica, movimento sincrono alla battuta, e direi un certo coraggio. La macchina teatrale, se non bene oliata si inceppa, e il pubblico non coglie nulla di interessante. Ecco perchè come spettatrice sono sempre molto esigente.
L'esperienza del Premio di regia - e averlo vinto - mi ha spinta a elaborare un lavoro il più possibile preciso e accurato. La difficoltà sta nel dirigere e recitare assieme. Il mio gruppo al momento è affiatato e molto motivato. Le dinamiche all'interno di un progetto teatrale, o di un qualsiasi progetto che possa realmente definirsi "artistico", sono affare delicato e molto serio.
"Undicesimo piano" decolla pian piano, e presto sarà in quota, per conquistare onestamente il pubblico.


...gli uomini e le donne di teatro vivono nella linea d'ombra che c'è in mezzo ad una porta aperta tra il fuori e il dentro, la luce e il buio, la realtà e l'immaginazione, l'arte e la vita. Non fate loro scegliere dove andare, non chiedete loro da quanto tempo sono lì, non li spingete, non li tirate, restate a guardarli, ascoltateli, avranno di certo qualcosa da dire, hanno sempre qualcosa da fare e il loro dire e il loro fare a volte insegna, molto spesso emoziona, il più delle volte ti riesce a toccare.

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Re: Noi, gente di teatro.

Messaggio Da Pino il Mer Dic 28, 2011 4:12 pm

Che richiamo irresistibile questo titolo: "Noi, gente di teatro".
Sì. Chi calca le assi del palcoscenico fa parte di una speciale "genìa", di una particolare famiglia allargata, nella quale per altro si collocano - spesso impropriamente - anche molti cugini e cuginetti di quinto, sesto, decimo grado.
L'Arte Drammatica è l'arte dell' "azione di corpo, voce/parola e anima". E' l'arte di essere se stessi attraverso altri. E' l'arte di essere "altri" (molti e diversissimi) pur impegnando la propria persona nella totalità.
Non è finzione. E' "vita nelle possibilità". Ed ad ogni spettacolo queste possibilità si animano, agiscono, ti trasformano e trasformano il pubblico.
Per questo uno spettacolo è qualcosa di "sacro", di misterioso e allo stesso tempo è una "macchina" (che muove, che permette l'azione) che deve funzionare alla perfezione.
Ogni spettacolo è un passaggio dall'essere persona all'esser "personaggio", sia per l'attore che per lo spettatore.
Ogni spettacolo è, dunque, denudamento di se stessi, apertura al mistero e meravigliosa costruzione di una piccola parte di verità possibile.
Ho messo in scena, in oltre trent'anni di attività professionale, molte decine di spettacoli diversi per diverse centinaia di repliche, ed ogni volta - anche ora - salire sul palcoscenico preoccupa, emoziona, gratifica e accende nuovi entusiasmi.
Sono stato albero, schiuma di mare, folletto, raccontastorie, sacerdote, impostore, amante, uomo malato, moribondo e morto sulla scena, giovane violento, anziano, paralitico, re, soldato, cavaliere, arlecchino, contadino, filosofo, cinico, ricco e povero in canna, barbone e cantante di grido, marito e traditore, uomo probo e disonesto... e quant'altro? Ho perso il conto. Eppure ognuno di questi personaggi fa parte di me. Talvolta ne prendo le distanze, spesso mi immedesimo con tutta la mente, normalmente affronto la fatica dell'esser diverso da come sono nella vita.
Purtroppo, è la dura realtà, il teatro è sempre meno visto.
Il pubblico si riduce progressivamente (anche perché le Leggi italiane non aiutano il "comparto" e i costi sono inevitabilmente alti, anche per il pubblico).
La regia, poi, è una sorta di riscrittura, di "nuova opera",a nche se non si cambia neanche una virgola del testo che si mette in scena. Il regista sa che le scelte vocali, timbriche, di ritmo, di silenzio, di movimento, di luci, di musica, di scenografia trasformano il testo letterario in una cosa diversa, molto più ampia, molto più forte.
Sto lavorando ad uno spettacolo nuovo, bellissimo. Ve ne parlerò a tempo debito.

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Re: Noi, gente di teatro.

Messaggio Da Luana il Lun Gen 23, 2012 7:46 pm

Amo il mio lavoro... più di ogni altra cosa al mondo.
Perchè nel Teatro c'è tutto... c'è il silenzio, la musica dei corpi, i canti delle comunità, le danze della terra, ci sono i bambini, gli amori, le lotte dell'uomo per il Giusto e per il Bello, c'è il male, l'intelletto, la carne e i sospiri, la natura e l'artificio, il riverbero della luce della luna e la luce accecante del sole e dei fari, ci... sono le donne, gli uomini, gli animali e le stelle, c'è la finzione del reale e la verità dell'immaginario, c'è la memoria e ci sono i semi del giorno che verrà, ci sono gli alberi, la polvere, le strade, i mormorii segreti, le urla forsennate, la violentissima carezza di un incontro... nel Teatro c'è il tempo con tutto il suo peso di farfalla, c'è lo spazio, nella relazione che crea tra fratelli e sorelle, chi guarda e chi è guardato, chi ascolta e chi ascolta... c'è la comunicazione più essenziale, più autentica e misteriosa, che ricorda ai vivi di essere vivi e torna ogni volta a far respirare.


Chiara Candidi, scrittrice, attrice regista.
Giuria nel Premio di regia Città di Velletri.

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