Il geniale rumeno Ionesco.

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Il geniale rumeno Ionesco.

Messaggio Da Luana il Lun Gen 30, 2012 6:18 pm

Sembra fatto apposta: voglio rimpinguare questa nostra sezione di teatro, e mi viene in mente uno dei grandi autori del Novecento, che è rumeno ed è Eugene Ionesco.
Conoscevo Ionesco solo in modo marginale, perchè diverse antologie scolastiche propongono suoi testi nell'unità che tratta di teatro e recitazione. Noto come commediografo del "teatro dell'assurdo", Ionesco è un autore geniale. Ho avuto la fortuna di partecipare lo scorso anno al Premio di Regia a Velletri con un atto estrapolato da "La cantatrice calva", che è stata per me esperienza straordinaria per aver vinto il primo premio, ma anche perchè per la prima volta ho avuto l'opportunità di mettere in scena un testo dell'assurdo nel quale ho cercato una nota tragica, che è stata poi l'idea vincente.
Sono stata invitata a vedere domenica prossima "La lezione", questa commedia con tre interpreti in cui Ionesco gioca sapientemente col rovesciamento dei ruoli. Sono molto curiosa di vedere che tipo di trasposizione hanno realizzato. Credo che la fedeltà al testo sia sacrosanta, e questo testo in particolare non ha mezze misure. Credo non si possa perdere.
In ricordo del premio dello scorso anno, un momento della nostra messa in scena.



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Re: Il geniale rumeno Ionesco.

Messaggio Da Pino il Lun Gen 30, 2012 6:51 pm

Luana, mi inviti a nozze!
Amo alla follia Eugène Ionesco, drammaturgo e letterato rumeno-francese, perché - trovandosi a Parigi per una ricerca universitaria sul tema della "morte" - vi rimase per il resto dei suoi giorni in quanto la Romania venne invasa dai nazisti. Scrive tutte le sue opere, infatti, in francese.
Ho fatto la tesi della mia prima laurea proprio sul teatro di Ionesco: "La comunicazione dell'angoscia come apertura religiosa nel teatro di Ionesco" e, in quell'occasione, ho conosciuto personalmente il grande maestro!
Ho seguito la regìa e ho interpretato come attore protagonista tre opere di Ionesco: "Le roi se meurt" (Il re muore), "Il giuoco dell'epidemia" e proprio "La lezione" (nei panni, ovviamente, del professore). Tre testi meravigliosi e difficili. Tre spettacoli molto belli e faticosi. Ho studiato con grande attenzione "La cantatrice calva" e ho visto a teatro, interpretati da altri, "Il rinoceronte", "Delirio a due" e "Padre Kolbe" (l'ultimo testo di Ionesco).
Ionesco è "assillato" e affascinato dall'angoscia che deriva dalla consapevolezza della morte e in questo si collega ad altri drammaturghi, a molti letterati e a grandi filosofi, uno per tutti Martin Heidegger.
Ionesco afferma (nei suoi due saggi "autobiografici") che la morte è l'unico "tema" di cui è opportuno parlare, perché ci accomuna tutti (mentre la nascita rende molto differenti) e quindi abbatte le distanze sociali, culturali, religiose, economiche, ecc. (un po' come dice Totò nella bella poesia " 'A Livella"). Ecco perché quasi tutti i suoi Atti Unici (ha scritto solo tre lavori in due atti) mettono in scena la morte, la consapevolezza e l'angoscia che ne deriva.
E lo fa con la convinzione che la lingua, parlata e scritta, non comunichi più nulla, perché è divenuta solo un mezzo per differenziarsi, emarginare e per isolarsi.
"In realtà non ci diciamo mai nulla di importante", afferma in modo esplicito. Ecco perché sceglie la "formula" del Teatro dell'Assurdo: dialoghi senza senso e apparente connessione, situazioni nelle quali la parola perde di significato (o mantiene solo un significato logico-razionale, ma non comunica le emozioni e i sentimenti), monologhi che assomigliano a deliri di folli, anche quando sono assolutamente, scientificamente logici e rigorosi.
Mi fermo qui, per il momento, altrimenti vado avanti per una cinquantina di pagine.


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Re: Il geniale rumeno Ionesco.

Messaggio Da Adriano il Lun Gen 30, 2012 7:32 pm

Per me il nome di Ionesco è legato al Théatre Huchette della rive gauche. 1956: il quartiere latino era ancora un quartiere di studenti, esistenzialisti e sbandati vari che venivano a chiederti "cinquante balles" per andarsele a bere. Nella Cave Huchette suonava Bud Powell. Il Théatre Huchette avrà una cinquantina di posti, forse meno, e da allora ha un unico programma: La Cantatrice chauve e La leçon; allora erano testi relativamente nuovi, certo lo erano per me. Uno spettacolo indimenticabile. Ci sono tornato nel 1993 con mia figlia, il programma era invariato, suppongo che fossero cambiati gli attori... purtroppo il quartiere latino era già diventato un quartiere turistico, gli studenti non sono più alla Sorbona, l'esistenzialismo è morto e anch'io non sto tanto bene...
Ho poi visto a Bologna Il rinoceronte, mi è sembrato un Ionesco dimezzato, poi Il re muore una lagna senza senso... Tutto passa, anche il talento.

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Re: Il geniale rumeno Ionesco.

Messaggio Da Jerzy il Sab Mag 05, 2012 3:29 pm

Mi permetto di citare una frase che Pino ha scritto, a mio parere fondamentale: "Ionesco è "assillato" e affascinato dall'angoscia che deriva dalla consapevolezza della morte"

Il mio rapporto nei confronti di quest'uomo è complicato (mi riferisco a Ionesco eh!).
"Conosciuto" lontanamente durante la formazione universitaria, mi sono trovato successivamente faccia a faccia con "La Cantrice Calva": testo sul quale ho perso non poco tempo, solamente leggendolo.
Da lì gli altri testi mi sono letteralmente volati via dalle mani, per l'interesse nei suoi confronti (soprattutto nei confronti della Sua idea d'Assurdo, rispetto alle altre due dominanti, a parer mio, di Beckett e Jarry).

Ma poi sono arrivato a "Il Re muore" e lì mi sono arrabbiato: ero dell'idea che poca gente fosse in grado di fermare il tempo (nel pieno senso del termine), dopo il Faust.

Concludendo,
credo che sia importante sottolineare il fatto che Ionesco, venga inserito in un contesto di "Teatro d'Assurdo" esclusivamente per comodità e necessità storica: il significato che si vuole comunicare non dipende dalle modalità di comunicazione, questo è praticamente scontato, ciò che conta è la "pulizia" fisica e temporale con la quale si decide di comunicare.
Era soprattutto un comunicatore eccezionale, tuttavia come per molti altri grandissimi, è stato male utilizzato, dopo.

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Re: Il geniale rumeno Ionesco.

Messaggio Da Adriano il Sab Mag 05, 2012 4:07 pm

Jerzy ha scritto:Mi permetto di citare una frase che Pino ha
Ma poi sono arrivato a "Il Re muore" e lì mi sono arrabbiato: ero dell'idea che poca gente fosse in grado di fermare il tempo (nel pieno senso del termine), dopo il Faust.
Non ho capito; ma anch'io, se è per questo, mi sono arrabbiato assistendo a [i]Il re muore. Io posso aver paura della morte quanto J., ma non ne faccio una lagna sconclusionata da mettere in scena.[/i]

Concludendo,
credo che sia importante sottolineare il fatto che Ionesco, venga inserito in un contesto di "Teatro d'Assurdo" esclusivamente per comodità e necessità storica: il significato che si vuole comunicare non dipende dalle modalità di comunicazione, questo è praticamente scontato, ciò che conta è la "pulizia" fisica e temporale con la quale si decide di comunicare.

Mi spieghi per favore? a me suona vaniloquio. Se vuoi dire che tutte le etichette storiche, di gruppo, ecc. sono relative e approssimative, siamo d'accordo. Però di solito contengono qualcosa di vero, limitato, e servono; basta conoscere la loro relatività. (ma forse Ratzinger non vuole che ci sia niente di relativo...)

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Re: Il geniale rumeno Ionesco.

Messaggio Da Jerzy il Sab Mag 05, 2012 5:34 pm

Che differenza c'è tra un vaniloquio e l'assurdo?
Se esiste o meno un concetto da voler comunicare alle spalle: reputo sia una forzatura provare ad "interpretare" Ionesco sulla stragrande maggior parte delle sue opere e credo inoltre che sia un errore rimettere in scena le sue opere cercando di riproporne la struttura senza un forte riadattamento.

Considero collocare la sua produzione teatrale nell'Assurdo una grossolaneria; ciò non toglie che esistano "etichette di correnti storico letterarie", ma Ionesco, di "assurdo" a parer mio, aveva solamente la modalità con cui proponeva i suoi concetti. Che poi più che assurdi erano anomali, avvicinati ad altri linguaggi per "comodità" di chi è venuto dopo, appunto sminuendolo.

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Re: Il geniale rumeno Ionesco.

Messaggio Da Luana il Sab Mag 05, 2012 8:54 pm

Mi sono imbattuta nel teatro dell'assurdo ben poche volte, ma in tutte ho trovato una nota tragico-malinconica riconoscibilissima.
Il teatro dell'assurdo non è che la tragedia dell'incomunicabilità. Non v'è nulla di comico in Ionesco, a voler dare un'interpretazione che esula dai soliti canoni.
Usare il comico per mettere in scena una tragedia è roba di gran classe e l'assurdo è strumento perfetto per questo.
Ionesco è unico per diversi aspetti, forse realmente non etichettabile.

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Re: Il geniale rumeno Ionesco.

Messaggio Da Jerzy il Mar Mag 08, 2012 9:30 am

Luana ha ragione da vendere: se c'è un dramma è quello dell'irrapresentabilità, e delle modalità di comunicazione che ad esse pertengono. "Assurdo" è solo una convenzione comoda, facile da fraintendere per chi ha poca confidenza con il teatro e con la comunicazione in genere (titolo oltretutto di una splendida conferenza a cui ho assistito tre anni fa).

Il mio amatissimo Beckett lo diceva sempre "per far ridere bisogna mettere in scena le cose tristi" e io sinceramente, cerco di prenderlo in parola il più possibile, ritrovandomici assolutamente concorde.


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Re: Il geniale rumeno Ionesco.

Messaggio Da Luana il Mar Mag 08, 2012 9:51 am

...per far ridere bisogna mettere in scena le cose tristi.

Mi è capitato con 3 delle 5 commedie che ho messo in scena da quando ho cominciato a calcare il palcoscenico.
La prima e la terza raccontano del dramma personale dell'escluso, dell'abbandonato. La prima mia caratterizzazione molto forte fu quella di una donna abbandonata sull'altare dal suo fidanzato. Mi inventai in fase di scrittura una sorta di tic che scatta alla parola "matrimonio", un mancamento, che in scena poi resi mimicamente in crescendo (alla terza "caduta" di Bettina, i due personaggi maschili assecondano la sua mancanza di respiro sollevandola per aria da entrambe le braccia, ovvero il dramma di Bettina la trasforma in un fantoccio senza vita... e faceva ridere moltissimo). In una delle altre commedie, una vedova, madre di figli ingrati, amareggiata e inc... con il mondo intero, fuma fino allo sfinimento un sigaro, possiede un cane che è il suo alterego, aggredisce tutti, ma in realtà è un'anima in pena, con un fondo di mera bontà. Nell'ultima commedia che ho rappresentato, il dramma è tutto nel marito scacciato dalla moglie esasperata, infinitamente triste, aggrappato al passato ormai finito, incapace di adeguarsi alla realtà nuova, che esaspera ogni movenza e gesto con assurde pretese di pulizia e ordine, quello che non possiede interiormente (sulla falsariga de La strana coppia, ovviamente).
In questo lavoro teatrale su Goldoni, del premio di regia, il ricorso ad alcune maschere felliniane è appunto un ritorno a questa intuizione di Beckett che tu citi. La moglie buona e vessata è una tristissima e singolare Gelsomina de La strada, don Marzio il millantatore e pettegolo diventa lo Sceicco Bianco dell'omonimo film, ecc. Ci sono attimi di comicità, ma su tutto, sempre, un velo di malinconia che per me in palcoscenico è irrinunciabile.
Solo così il teatro diventa mimesis biou, come bene diceva Menandro molti secoli fa.

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