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LA POESIA DI FEBBRAIO

IL MIO CANTO
di Ivana

Te canto,
mia terra arcaica,
groviglio di parole e minerali.
Te canto,
conca di antiche pietre
su cui venti e piogge
incisero geroglifici
di biologiche storie di vita.
Canto ciò che a te mi lega...
Il tuo profumo antico
di grano e lentischio,
l'essenza tua di caldi raggi,
e muschio,
e liquirizia.
E tu, madre mia,
narrami del forte vento,
che abile pittore,
fra cielo e monti
posa sfumature
viola e indaco.
Innalzo il mio essere in te
creatura,
roccia,
pianta,
cosmico senso.
Le mie radici in te;
le tue
mai vecchie e stanche,
su di me,
come arborea culla, per sempre
COS’E’ LA TELA DI PENELOPE?
Leggete il nostro editoriale a piè di pagina!


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IN MEMORIA DI MIO PADRE


TENERO BACIO
di Luana

Un treno si ferma
caleidoscopio di ricordi
che in me conservo
Un tempo si accompagnava euforia
a questi approdi su binari
ferraglia su dura terra
Ti trovavo in attesa, padre,
corteccia e muschio
d'albero ora schiantato
Fosti schiavo d'inganno
solo talismano la voglia di riscatto
Per te immagino immensa pace
il ritorno alla terra natale
e petali nel vento sul riposo sepolcrale
VOTIAMO!
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COS’E’ LA TELA DI PENELOPE?
Tessere la tela. Intrecciare fili, annodare idee, disegnare con pazienza e con costanza sulla stoffa che compone la nostra esperienza di vita. Parola scritta come mezzo per comunicare, ma anche come oggetto di cui comunicare ed addirittura come fine: scrivere per raccontarsi e per comprendersi meglio. Fili di diversi colori, nodi e intrecci invisibili eppure necessari, senza i quali la tela non si comporrebbe.
Penelope è figura di ciascuno di noi. E’ Donna, anzitutto, e quindi lungimirante, intelligente, arguta, progettante. E’ persona paziente eppure in azione costante. E’ persona coraggiosa eppure prudente. E’ eroica e allo stesso tempo “quotidiana”, umile nella sua opera di tessitrice, grande e determinata nel suo progetto.
La Tela di Penelope è spazio e tempo di confronto ed è luogo di incontro, non di grida, non di conflitto, non di inusitata guerra. La guerra, come per Penelope, sta certamente intorno… e ovviamente ci appartiene, come ci appartiene l’acuta critica e l’analisi anche impietosa della società in cui viviamo. La guerra, forse, sta anche “dentro” ognuno di noi e ovviamente ci interpella, provocando riflessione e talvolta sgomento.
Penelope tesse per fermare una violenza e lavora con il tempo… contro il tempo. Di giorno tesse - è noto - e di notte scioglie, riduce… l’obiettivo non è la tela in sé, ma la ricucitura del suo progetto d’amore, in una sorta di rovesciamento della dimensione temporale. Non importa il tempo. Quanto tempo ho a disposizione per intervenire, quanto per leggere, quanto per partecipare. Abbiamo tutto il tempo anche quando questo è “stretto”. Basta avere un progetto, un motivo per comunicare.
Infine, la tela che Penelope tesse è l’oggetto dell’inganno dei violenti, dei potenti. La nostra tela pure. Un inganno non delle menti o delle identità. Un inganno non dell’argomentazione o della finzione… tutt’altro! E’ l’inganno di una certa logica della “rete”, laddove mascheramento e finzione la fanno da padroni e costituiscono il perno e il gusto dell’intervento, qui ci saranno evidenza ed apertura, onestà intellettuale e confronto sincero. La nostra “Tela di Penelope”, insomma, è l’inganno dell’inganno e resta ingannato (e magari “convertito”) chi ha intenzione d’ingannare.
Qui si è tutti Penelope ed anche un po’ Ulisse (viaggiatori con la nostalgia di casa, guerrieri con l’animo rivolto alla pace del focolare). Nessuno si senta Nessuno e ognuno si ritenga e comunichi ciò che è… e tutti si sforzino di comprendere questo essere di ciascuno.
I Fondatori e Amministratori de “La Tela di Penelope”